Paesaggi danteschi

Riceviamo e pubblichiamo volentieri notizie su attività di divulgazione dantesca e di promozione della conoscenza del poema a tutti i livelli. Iniziamo con questo contributo della dott.ssa Francesca Favaro

Paesaggi danteschi, in un “porticciolo di cultura”:

letture e interpretazioni dell’Alighieri per un ampio pubblico

 

Destinata alla diffusione nei più vasti oceani della conoscenza e del confronto critico, l’opera di Dante – sulla scia del cui naviglio, a dire del poeta in persona, sono in grado di porsi solamente gli ingegni avvezzi all’impegno di ardue riflessioni dottrinali (cfr. Paradiso, II, vv. 1-15) – non si sottrae peraltro, in virtù di una forza espressiva a tal punto trascinante da oltrepassare i confini di qualsiasi elitarismo, a modi di divulgazione alternativi (o, per meglio dire, paralleli e complementari) rispetto ai circoli dell’accademia e all’acribia squisita delle controversie schiettamente filologiche: così, la Commedia e gli altri scritti danteschi riescono agevolmente sia a prendere la via del mare aperto sia a trovare ricetto in insospettabili porti di cultura, e approdano a baie e insenature forse poco appariscenti, ma da non trascurare nella smisurata geografia – un autentico cosmo, si avrebbe la tentazione di dire – delle presenze di Dante intorno a noi.

L’inizio del discorso tramite la metafora del sapere inteso come viaggio attraverso onde immateriali (metafora consueta al tempo di Dante, e ricorrente del resto anche nelle sue pagine) vale a introdurre e a illustrare la rubrica «Paesaggi danteschi», ospitata da quasi due anni presso la rivista trimestrale «Il Porticciolo», completamento dell’omonima associazione culturale di La Spezia, promotrice di iniziative svariate; la rivista – al cui titolo ‘marinaresco’ ci si è ispirati – sotto la conduzione di Rina Gambini ha raggiunto il nono anno di vita nonostante le intuibili difficoltà che un periodico dedicato a «informazione, approfondimenti e notizie di cultura, arte e società», gratuito e non a fini di lucro, può incontrare per avere sostegno. Tuttavia, a confermare l’interesse per questo genere di pubblicazione è proprio il protrarsi della sua esistenza, che consente la continuità della rubrica riservata a Dante, la cui voce – intensa alla stessa stregua quando riecheggia sulla linea di orizzonti amplissimi o quando capillarmente si riverbera in minimi rivoli – s’irradia dunque a sfiorare le acque dolcemente inquiete del mar Tirreno di Liguria.

Chi scrive (autrice della rubrica) non esita a confessare che l’idea di questo trimestrale appuntamento con l’Alighieri e con una (pur ridotta) platea dei suoi lettori possibili (siano essi già esperti o neofiti mossi da spontanea curiosità), nasce da una pura e semplice forma di amore, di appassionamento: studium, appunto, in latino.

La frequentazione dell’opera dantesca, che ha scandito e accompagnato un percorso di formazione in varie tappe – percorso, come per chiunque si accosti a Dante, sempre in fieri – e che è divenuta altresì un costante punto di riferimento nell’ambito della didattica, si è gradualmente coniugata all’esigenza di provare a condividere in altro modo, ossia svincolando la scrittura dagli obblighi del saggio convenzionalmente impostato, l’inesauribile profondità di sapienza e di stile che ogni testo di Dante racchiude in sé.

Ispirati principalmente (ma non esclusivamente) al massimo capolavoro dantesco, i pezzi sinora apparsi nel «Porticciolo» sono una sorta di distillato di anni di letture e ricerche nella forma però di una prosa più libera, talvolta lirica, accesa da una suggestione, da una scintilla, che consente però di tessere itinerari molteplici – una sorta di ragnatela di richiami e corrispondenze – entro l’armonia inesauribile: l’ordine immensamente mutevole – dell’universo dantesco.

Questi, i titoli dei contributi editi sino ad ora:

  1. Vita nuova: un cielo, un’anima, in «Il Porticciolo», VII, 1, 2014, pp. 32-36
  2. In limine (il verde di Dante), ivi, VII, 2, pp. 46-50
  3. Le forme (e i volti) della primavera: dal giardino dell’Eden all’Empireo, ivi», VII, 3, pp. 78-84
  4. Nevi: Bianche evanescenze, nella Commedia, ivi, VII, 4, pp. 43-44
  5. Di zaffiro, la Grazia, ivi, VIII, 1, 2015, pp. 50-53
  6. La farfalla, nel marmo. Suggerimenti di leggerezza (da Dante a Canova), ivi, VIII, 3, 2015, pp. 76-78
  7. Stagioni (di Dante), ivi, VIII, 4, 2015, pp. 61-62
  8. La luna, nel sole, ivi, IX, 1, 2016, pp. 68-70
  9. Perennità dell’arcobaleno, ivi, IX, 2, 2016, pp. 55-57

 

Improntati a una visuale interpretativa comparatistica, rispettosa del dettato dantesco e dell’esigenza, fondamentale quanto il desiderio di un’espressione maggiormente sciolta, di una solida base di scientificità, questi brevi saggi interpretano Dante tentando di tradurre in parole alcuni fra i sogni, scoperte e memorie, tra di loro intrecciantisi, che dai suoi versi continuamente si sprigionano.

… affinché qualcun altro – ci si augura – anche grazie a pagine innamorate di Dante, oltre che, in primis, grazie a Dante, a sua volta sogni, scopra, rimemori; o, semplicemente, nutra il desiderio di farlo.

 

Francesca Favaro