e sempre di mirar faceasi accesa (Par. 33.99)
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Dante di Porta San Pietro

Donato Pirovano, Dante di Porta San Pietro. Invito alla lettura, Roma, Donzelli, 2026

Su Dante si scrive tantissimo tanto che talvolta la critica dantesca può fare l’effetto di quella selva oscura da cui il poeta cerca di uscire al principio della Commedia. Da qui l’esigenza di un profilo sintetico, leggibile e aggiornato, che ricostruisca la vita e le opere di Dante alla luce delle molte ricerche sviluppate negli ultimi anni. In occasione del settimo centenario della morte, nel 2021, sono infatti giunte a compimento nuove edizioni a lungo preparate, si sono aperti importanti cantieri critici e si è tracciato un bilancio della biografia del poeta, anche grazie a libri fortunati, che hanno mostrato la presa che Dante continua ad avere su un pubblico ampio. Ne è emersa un’immagine più precisa e insieme più problematica dell’autore, mentre idee vulgate e convinzioni consolidate sono state rimesse in discussione da interpretazioni inedite, spesso destinate però a rimanere patrimonio di pochi specialisti.

Per superare questa distanza tra critici e lettori comuni, Donato Pirovano propone una guida agile che, a partire da Porta San Pietro, il sestiere di Firenze dove viveva la famiglia Alighieri, segue Dante nel suo percorso umano e intellettuale, offrendo uno strumento essenziale per orientarsi tra i testi, i nodi biografici, i problemi di cronologia e le questioni attributive che ancora accompagnano la lettura del suo corpus.

Rivolto a studenti, insegnanti e lettori curiosi, questo invito alla lettura mette ordine nello sterminato universo dantesco e nei meandri della sua critica, restituendo con chiarezza l’immagine di quel Dante di Porta San Pietro che, partito più di sette secoli fa dalla sua Firenze, continua ad attrarre lettori e a generare nuove interpretazioni.

Il volume è diviso in quattro parti. Il primo capitolo (La vita), segmentato in otto paragrafi, presenta la biografia di Dante, terreno alquanto insidioso perché, in presenza di pochi documenti sopravvissuti e di scarse informazioni certificabili, i biografi di ieri e di oggi hanno sempre dovuto ricorrere alle notizie che l’autore fornisce di sé nelle sue opere, che per ovvi motivi non sempre corrispondono alla verità dei fatti. Il secondo capitolo (La tradizione delle opere di Dante) affronta problemi di filologia dantesca e in particolare la necessità di ricostruire a posteriori le sue opere a causa dell’assenza di scritti autografi del poeta di contro all’ingente numero di manoscritti sopravvissuti, soprattutto del poema. Il terzo capitolo (Le opere minori), diviso in nove paragrafi, riguarda le altre opere di Dante: le opere certe, gli scritti discussi (per esempio la Questio de aqua et terra e l’Epistola XIII a Cangrande Della Scala) e i testi probabilmente non danteschi, ma che alcuni studiosi ancora gli attribuiscono (per esempio Il Fiore e il Detto d’Amore). Il quarto e ultimo capitolo (La Commedia), articolato in dodici paragrafi, è dedicato al poema. Vengono affrontate in sintesi le principali questioni riguardanti la genesi, la cronologia, la struttura, il tempo e lo spazio del viaggio, la lingua, le fondamentali chiavi interpretative.