e sempre di mirar faceasi accesa (Par. 33.99)
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Le vie dell’Orazio medievale nell’opera di Dante

Sara Calculli, Le vie dell’Orazio medievale nell’opera di Dante, Roma, Viella, 2025, pp. 272

Il rapporto tra Dante e Orazio è un tema classico della critica dantesca, eppure resta spesso schiacciato su una visione parziale: quella di un Orazio esclusivamente “satiro” o esclusivamente magister, precettore di norme retoriche. Questo volume, che si inserisce nel solco di una tradizione di studi ormai trentennale — che ha visto in figure come Claudia Villa e Zygmunt Barański i suoi capisaldi —, intende ricostruire la fisionomia dell’Orazio che Dante ebbe effettivamente a disposizione: un autore filtrato da secoli di stratificazioni esegetiche e riusi medievali.
L’indagine si articola in due sezioni complementari. Nella prima viene ricostruita la fortuna di Orazio dall’antichità al XIV secolo, analizzando i canali attraverso cui le sue opere sono state trasmesse e interpretate. Non si è trattato di una ricezione lineare: la figura di Orazio è stata profondamente mediata dai commentatori, dai dictatores e dai maestri di grammatica, ma ha anche attraversato “vie”
indirette e speculative, come quella boeziana e quella aristotelica. Ripercorrere queste tappe, anche attraverso lo studio di glosse inedite (come quelle del ms. Laurenziano Plut. 23 dex. 11), permette di comprendere come la cultura medievale abbia recepito e adattato il modello classico alle proprie esigenze pedagogiche e morali.
Nella seconda parte, si entra nel laboratorio di Dante per mappare la presenza oraziana non solo nella Commedia, ma in tutta la sua produzione, dalla Vita nova al Convivio e al De vulgari eloquentia. Piuttosto che limitarsi a un catalogo di citazioni testuali, la ricerca si concentra sulla ricezione dei modelli etici e poetici: l’influenza dell’Ars Poetica e delle Epistole emerge così come una presenza
costante che informa la riflessione dantesca sulla lingua, sulla poesia e sul ruolo del poeta, offrendo anche nuove prospettive di lettura per il celebre epiteto di «Orazio satiro».
Un elemento centrale dello studio, che ne costituisce l’ossatura documentaria, riguarda la circolazione “italiana” dei testi oraziani. Il volume dedica infatti una particolare attenzione alla storia materiale della tradizione. In appendice è presentato un censimento aggiornato dei codici oraziani prodotti o circolanti in Italia fino al XIV secolo. Questa ricognizione codicologica non è un semplice corredo erudito, ma lo strumento necessario per definire con maggiore precisione i confini della biblioteca ideale di Dante e il contesto scolastico e librario in cui il poeta si formò.
In definitiva, il lavoro cerca di restituire la complessità di un dialogo a distanza: ricostruire le vie dell’Orazio medievale significa guardare Dante mentre lavora sul suo scrittoio, tra codici postillati e memorie scolastiche, per capire come l’eredità classica sia diventata linfa vitale per l’invenzione della lingua e della poesia italiana. È un invito a riscoprire un Orazio “di prossimità”, meno monumentale ma più vicino alla pratica quotidiana della scrittura e della lettura nel Medioevo.