Leggere, studiare e insegnare Dante oggi: bilanci e prospettive – Bologna 18 marzo 2016 (L. Livraghi)

ADI – Gruppo di lavoro su Dante

Leggere, studiare e insegnare Dante oggi: bilanci e prospettive

(Bologna, 18 marzo 2016)

Resoconto sintetico dell’incontro

a cura di Leyla Livraghi, Università di Pisa

 

Il 18 marzo 2016 si è tenuto a Bologna il primo incontro del gruppo di lavoro ADI su Dante, con il titolo: “Leggere, studiare e insegnare Dante oggi: bilanci e prospettive”.

Hanno collaborato all’organizzazione dell’incontro il Dipartimento di Filologia classica e Italianistica dell’Università di Bologna e l’ADI sd.

Una registrazione audio completa dell’intero incontro è disponibile presso la pagina web

https://youtu.be/KRybkoW04Eo

 

Per comodità di chi non ha potuto partecipare si presenta qui un breve resoconto dell’incontro, che si è strutturato in due momenti fondamentali: una sessione mattutina, che è stata dedicata a una prima dichiarazione d’intenti di ordine generale e alla definizione del ruolo che il gruppo si propone di avere in seno all’ADI e come spazio di coordinamento per gli studiosi danteschi italiani, e una sessione pomeridiana cui è stato affidato il compito di fare il punto sullo stato della ricerca in alcuni filoni ancora molto fecondi degli studi danteschi.

L’incontro si apre con l’intervento di Rino Caputo, professore a Roma Tor Vergata e dantista ADI, che coordina la sessione del mattino. A Caputo, quindi, spetta di riportare i saluti del presidente Guido Baldassarri, assente giustificato per motivi di salute, ma anche di annunciare la recente inclusione dell’ADI nel Comitato nazionale per le celebrazioni dantesche. Assenti giustificati risultano anche Andrea Mazzucchi e Natascia Tonelli.

La sessione prosegue con gli interventi di altri due membri interni che si sono fatti promotori della costituzione del gruppo: Alberto Casadei, professore a Pisa, e Giuseppe Ledda, che, insegnando a Bologna, si è sobbarcato il compito anche di ospite organizzatore della riunione.

L’intervento di Casadei verte sull’importanza per gli studiosi di Dante di fare massa critica coordinando le attività in programma nei vari centri di ricerca, ruolo che il comitato ADI si propone appunto di svolgere. Casadei fa notare che una più ampia e organizzata partecipazione a progetti condivisi e programmati con buon anticipo permette di attrarre fondi maggiori, i quali a loro volta consentirebbero di avviare iniziative, strettamente scientifiche o anche nel campo della divulgazione, di più ampio respiro. Casadei insiste particolarmente su due punti: il turismo culturale e l’utilizzo delle nuove risorse informatiche per la creazione di più moderni database. Perché entrambi gli auspici si realizzino è necessario però smuovere fondi consistenti e possibilmente instaurare una collaborazione durevole con l’istituzione politica preposta, in questo caso il Ministero dei Beni culturali. Da qui ancora una volta l’esigenza, che Casadei e l’ADI si prefiggono di colmare, di una coordinazione nazionale che possa farsi interlocutrice autorevole con il ministero.

L’intervento di Ledda si sofferma, invece, sui temi della didattica e della divulgazione, particolarmente quella legata all’opera delle “città dantesche”. Muovendo da quello che definisce “incontro zero”, ovvero la tavola rotonda del gruppo dantesco tenutasi durante l’ultima riunione annuale dell’ADI, che aveva sollevato interessanti riflessioni in tema di didattica, Ledda avanza le sue proposte in questo campo. Tali proposte comprendono un primo momento di analisi e riflessione, in cui si possano sondare le forme secondo le quali lo studio di Dante è trattato all’università, ivi compresa l’identificazione di insegnamenti dedicati, e un secondo momento in cui, in base ai risultati del primo, si facciano concrete proposte per la didattica universitaria e per una maggiore integrazione tra quest’ultima e quella scolastica nell’ambito della formazione dei futuri docenti. Il secondo punto toccato da Ledda è relativo ai progetti promossi dalle “città dantesche”, che rivestono un ruolo fondamentale per quanto riguarda la divulgazione di contenuti danteschi a un largo pubblico; ci si concentra soprattutto su Ravenna, distintasi in modo particolare per il “Ravenna Festival”, una serie di iniziative di riscrittura spettacolare di Dante nei diversi linguaggi espressivi dell’arte contemporanea.

Ledda riporta in sintesi anche la comunicazione che avrebbe dovuto fare Marcello Ciccuto, professore a Pisa e nuovo presidente della Società Dantesca, assente proprio per gli impegni con la Sovrintendenza alle belle arti derivati dall’assunzione della carica. Ledda, con Ciccuto nel consiglio direttivo della Società, può dunque annunciarne la ripresa a pieno regime delle attività. L’Edizione nazionale delle opere di Dante si avvia alla ripresa delle pubblicazioni; la rivista «Studi danteschi», forte di un nuovo comitato direttivo, ha stabilito tutto un nuovo sistema di filtri e selezione dei saggi; ai workshop semestrali “Le opere seguite” si vanno ad aggiungere convegni internazionali organizzati a cadenza fissa.

Chiude la sessione del mattino Carlo Albarello, docente nella scuola secondaria e coordinatore del TFA. Il suo intervento, in accordo al campo di specializzazione che gli compete, si concentra sulle problematiche connesse all’insegnamento di Dante nel triennio delle scuole superiori. Albarello ha esaminato un campione di oltre cento insegnanti, proponendo loro alcune domande su questioni specifiche. In particolare, dal sondaggio è emerso che la lettura della Commedia è nella maggior parte dei casi limitata a un gruppo di canti canonizzato in epoca romantica; il Paradiso, poi, dopo essere stato escluso dalla prima prova degli esami di stato, è quasi totalmente trascurato, a parte il canto proemiale, quello conclusivo, e gli episodi di san Francesco e Cacciaguida. Albarello invita perciò i docenti universitari presenti, che possono essere coinvolti nella composizione di antologie ed edizioni a uso scolastico, di pretendere dalle case editrici con cui collaborano una maggiore attenzione a percorsi meno stereotipati di lettura del poema, ad esempio opponendosi a situazioni, purtroppo esistenti, in cui dei canti meno popolari venga proposto soltanto un sunto o una parafrasi.

La sessione pomeridiana comprende quattro interventi, ciascuno incentrato su una delle direttrici che la critica dantesca contemporanea sta percorrendo in maniera feconda e tuttavia lasciando presagire la necessità di ulteriori ricerche.

Il primo a parlare è Steven Botterill, professore a Berkeley e neo-nominato direttore del centro che tale università gestisce a Bologna. Botterill propone un’analisi diacronica e prospettica del dantismo anglo-americano: sul versante d’oltreoceano, Botterill sottolinea in particolare il superamento dell’adesione dogmatica a Singleton e lo sviluppo di un nuovo interesse verso le opere minori.

Secondo a intervenire è Stefano Carrai, professore all’Università per stranieri di Siena. Carrai passa in rassegna le più recenti edizioni commentate delle opere dantesche, lodandone l’interesse talvolta anche a livello filologico (pur non trattandosi di edizioni critiche), ma esprime anche il suo auspicio che in un futuro prossimo, data la quantità di materiale già accumulato, i commenti si susseguano a un ritmo meno incalzante. Poi identifica un campo di ricerca su cui ritiene si possano concentrare con profitto le ricerche degli studiosi: l’iter medievale attraverso cui giungevano a Dante molti elementi della cultura classica; Carrai propone come esempio il mito di Orfeo, nei commenti medievali a Boezio considerato non poeta bensì “teologo”, che in questo modo poteva più ragionevolmente ambire a quella funzione modellizzante che effettivamente riveste nell’opera dantesca.

È quindi il turno di Sergio Cristaldi, professore a Catania, che si occupa degli ultimi sviluppi inerenti al profetismo dantesco. In occasione della seduta, Cristaldi ha tempo di concentrarsi unicamente sull’evoluzione che nel corso degli ultimi studi ha subìto l’interpretazione del profetismo dantesco in generale. Cristaldi mostra di apprezzare soprattutto l’opinione della Barolini (espressa nel libro Detheologizing Dante), che invita a riconoscere, in opposizione alle tesi vòlte a sminuirlo come mero espediente narrativo, la serietà del profetismo dantesco e l’obbligo di considerarlo reale nell’ottica dell’opera.

Ultimo, ma certamente non per valore, giunge l’intervento di Sonia Gentili, professore a Roma La Sapienza. Gentili ritorna sull’argomento introdotto da Carrai, la mediazione medievale di taluni spunti classici còlti da Dante, concentrandosi però sulle possibilità offerte dallo studio del patrimonio librario. Gentili, che partecipa a un team di ricerca sull’antica biblioteca di Santa Croce, dimostra che dallo studio di quel fondo si possa comprendere come alcune notizie sul mondo greco giungessero a Dante per il tramite di testi latini e medievali. Nella fattispecie, la studiosa porta due esempi, il primo circa il ruolo di Boezio e dei suoi commentatori medievali come mediatori di Omero, il secondo che addirittura apre un campo di ricerca inedito sui concetti filosofici della patristica greca giunti a Dante per il tramite di testi medievali.